L’oscura tecnica segreta del pistolero super cattivo che può far letteralmente scomparire il tuo sito dai risultati Google!

Vuoi che il tuo sito sia il primo che i tuoi clienti vedono quando cercano prodotti simili al tuo?

Insomma, vuoi essere primo nei motori di ricerca?

Puoi far ottenere una maggiore visibilità al tuo sito (e quindi portarlo “nelle prime posizioni” di Google) tendenzialmente in due modi: il primo è quello corretto ed etico, che consiste nel creare dei contenuti ad alto valore qualitativo, all’interno ad esempio del tuo blog o delle pagine del tuo sito.

Questa è la migliore delle tecniche e strategie seo che potrai mai utilizzare perché, oltre a migliorare il posizionamento del tuo sito, contribuirà a costruire l’autorità della tua azienda, anche nel mondo reale.

Questi contenuti hanno lo scopo di rispondere alle domande degli utenti interessati ad un certo argomento, più i contenuti sono completi, utili e quindi, anche, condivisi dagli utenti, più il tuo sito sarà ben visto da Google, che ti premierà inserendoti tra i primi risultati.

Grazie ad un piano editoriale puoi pianificare quali contenuti pubblicare nel corso del tempo, andando a toccare diversi argomenti interessanti per i tuoi clienti.

Nel tempo, se scriverai contenuti interessanti, Google ti premierà migliorando il posizionamento del tuo sito.

Clint Eastwood che interpreta Joe in Per un pugno di dollari

La via dei contenuti è “la via bianca” dell’eroe, quella in cui i puri di cuore si avventurano, consapevoli della difficoltà del percorso ma sicuri di essere dalla parte giusta.

Ma come tutto, c’è un bianco e… c’è un nero.

L’altro metodo infatti, “la via nera” cerca di “fregare” i motori di ricerca andando a lavorare su alcune caratteristiche degli algoritmi che vengono utilizzati per posizionare i siti nelle pagine dei risultati.

La via nera, è la via del “blackhat seo”.

Per capirla meglio, dobbiamo prima andare più in profondità, nella logica dei motori di ricerca.

Come funziona un motore di ricerca?

Immagina il motore di ricerca come un meticoloso bibliotecario che lavora in un’enorme biblioteca.

La conosce come le sue tasche, per ogni libro sa lo scaffale e il ripiano corretto.

Tu vai da lui chiedendo un libro molto specifico, lui si impegna a cercare e trovare il libro che cerchi all’interno della sua enorme biblioteca.

In caso non trovi il libro che gli hai chiesto, te ne propone alcuni di molto simili che trattano lo stesso argomento.

Passando al web, gli utenti effettuano una ricerca e il motore di ricerca cerca di fornire agli utenti risultati il più pertinenti possibile con la ricerca che hanno effettuato.

Questa magia avviene nel giro di millesimi di secondo grazie a complessi algoritmi che fanno in modo che il nostro caro bibliotecario riesca a portare il risultato richiesto.

L’algoritmo è un insieme di regole, come tutte le regole, si può aggirare.

Dunque, grazie alla seo blackhat si può andare a fregare il complesso algoritmo di ricerca andando a creare contenuti mediocri ma che rispettano le regole dell’algoritmo.

In questo modo la pagina sarà ritenuta valida dal nostro povero bibliotecario, anche se risulterà mediocre per il visitatore.

Da dove viene però il pittoresco termine seo blackhat?

Sentenza, il cattivo, del film "Il buono, il brutto e il cattivo" con il tipico cappello nero dei cattivi

Dobbiamo questa geniale definizione al critico cinematografico Roger Ebert, che parlando di “Shane”, un grande classico western del 1953, notava che il cappello nero, black hat appunto, era l’elemento caratteristico indossato dal cattivo dei film western, a cui si contrapponeva l’eroe col cappello bianco.

Questo stereotipo è andato poi consolidandosi ed è stato ripreso anche in altre produzioni.

Questa metafora è stata poi trasferita al mondo del web, utilizzata in un primo memento in riferimento agli hacker, e successivamente anche per la SEO.

Un super cattivo che indossa il blackhat della seo è quindi un esperto di posizionamento nei motori che ha deciso però di passare al lato oscuro!

Il suo operato include l’utilizzo delle tecniche oscure condannate dalle stesse linee guida.

Il blackhat SEO è estremamente rischioso.

Sebbene apparentemente queste pratiche a volte portano il risultato desiderato, il successo di queste tecniche è solo temporaneo vista la frequenza di aggiornamento dell’algoritmo dovuta proprio alle contromisure messe in atto dai motori di ricerca.

È importante che tu sappia che i siti che vengono scoperti a fare i furbetti non restano impuniti.

Cosa rischi se cedi al lato oscuro e utilizzi tecniche blackhat per il tuo sito?

Chi viene beccato ad utilizzare queste tecniche viene pesantemente penalizzato se non addirittura cancellato dai risultati di ricerca dei motori.

Google in particolare, è particolarmente suscettibile all’argomento.

Nel 2006 infatti ha dato una stangata anche a BMW Germania, nascondendola dalle liste di Google dopo aver scoperto che utilizzava tecniche di blackhat seo per migliorare il proprio posizionamento.

Se neanche una super potenza del genere è “al sicuro” (si fa per dire, vista la scorrettezza del metodo) di certo il tuo sito rischia di fare la stessa fine se vengono utilizzate questo tipo di tecniche, anche se a tua insaputa.

Per non mandarti allo sbaraglio nella giungla dei consulenti di SEO che ti promettono il luccicante traguardo di essere il primo su Google, ecco a te una lista dei trucchetti furbetti utilizzati più spesso dai consulenti super cattivi che rischiano di far scomparire il tuo sito dalle liste di Google.

Prestigiatore che nasconde il proprio volto mentre sta per eseguire un trucco

La lista degli 8 trucchetti furbetti

  1. Testo e link nascosti: questo trucco vecchio come il web consiste nell‘inserire testo dello stesso colore dello sfondo della pagina, tecnica davvero vecchissima ma ancora utilizzata, nonostante si venga beccati alla velocità della luce grazie ai nuovi algoritmi. Oltre al testo vengono nascosti anche link, presenti ma non visibili, ed hanno lo stesso colore del testo (non diventano ad esempio blu se ci passi sopra il mouse).
  2. Pagine doorway o gateway: si tratta di pagine fittizie prive di vero contenuto. Vengono create proprio per essere indicizzate sui motori di ricerca per spingere anche altre pagine interne del sito o di un altro sito. Inutile dire che non sono utili agli utenti, proprio perché non contengono alcun tipo di informazione. A volte queste pagine sono create anche in varie versione differenti, (sfondi, colori, immagini leggermente diversi), ma tutte hanno come unico obiettivo quello di creare traffico verso una specifica area del nostro sito. ATTENZIONE: il rischio di essere etichettati come poco autorevoli e poco credibili è dietro l’angolo.
  3. Cloaking: tecnica poco etica e molto pericolosa, mediante la quale, grazie a particolari codici, è possibile mostrare ai motori di ricerca un contenuto differente da quello che realmente il sito internet propone agli utenti.
  1. Keyword stuffing: Sfrutta una parte dell’algoritmo che identifica la pertinenza del sito rispetto alla ricerca. Se cerchi “sito web” su Google, appariranno sicuramente siti contenenti le parole “sito web” ripetuta più volte, perché ovviamente un sito che tratta dell’argomento lo menzionerà spesso all’interno delle sue pagine. Questa tecnica consiste nell’inserire, in maniera quasi illogica, parole chiave all’interno di un testo, con la speranza di aumentare la pertinenza del sito rispetto alla ricerca di quelle parole.
  2. Link farm (e anche acquisto o scambio link): inutile generare un sistema di raccolta link, scambiarli o acquistarli, anche qui come sopra se i link del nostro sito sono solo lì tanto per esserci e non perché SERVONO agli utenti meglio toglierli subito.
  3. Article Spinning: questa tecnica consiste nel postare su più siti e social un articolo variando una parola o un’immagine. ATTENZIONE: anche qui non si creano contenuti nuovi ed è facile intuire che se per creare contenuti postiamo 100 volte lo stesso articolo, variandolo solo qua e là, prima o poi verremo penalizzati a causa della mediocrità di questi contenuti “clonati”.
  4. Content Automation: forse la pratica più insidiosa, perché per alcuni è una tecnica lecita e/o una normale prassi, tanto celebrata da alcuni software e applicazioni, che offrono la possibilità di creare automaticamente contenuti relativi ad un determinato argomento. Infatti è sufficiente inserire una tematica e con pochi click vengono generati articoli. se manca l’elemento dell’originalità e dell’utilità per gli utenti, di nuovo, verremo inevitabilmente beccati. È abbastanza ovvio ragionare sul fatto che questi strumenti non fanno altro che creare contenuti doppi e per chi deve valutarci, come ben sapete, duplicare è uguale a “rompere le scatole” a chi ci legge.
  5. Redirect verso siti diversi: ovvero re indirizzamento verso siti non attinenti al nostro tema e che non hanno alcun filo logico con i nostri contenuti. Anche questo può comportare una penalizzazione e farci perdere la strada del giusto contesto e di contenuti di valore (ovvero utili per gli utenti).

Che fare quindi?

A questo punto diventa palese diffidare sempre di sedicenti esperti che ti promettono la “prima posizione su Guggòl” senza prima approfondire che strumenti utilizzino per portarti questo risultato.

Fidati, hai molto più da perdere che da guadagnare.

Ancora una volta, vale la pena polverizzare tutti gli investimenti che hai fatto per creare il tuo sito solo per prendere una scorciatoia (per il baratro)?

Ricorda che “fare SEO” è un’attività continua, costante ed impegnativa, che paga sul lungo termine.

Lo scopo di tutto deve essere dare contenuti che siano effettivamente utili per chi leggerà il tuo sito o il tuo blog.

Ecco, questo può essere un buon test per valutare i tuoi contenuti: se fossi un mio cliente, questo mi sarebbe utile o perderei solo tempo a leggere parole vuote buttate a caso per riempire una pagina?

Come nella vita reale, anche online chi cerca di imbrogliare prima o poi finisce per pagarne le conseguenze.

Quindi fai attenzione a chi ti affidi e segui le linee guida che ti ho dato in questo articolo per essere sicuro di non finire in mano a pistoleri col cappello nero.

Ovviamente a SpiderSito non vengono utilizzate tecniche di blackhat seo per i siti a risposta diretta e per i contenuti dei nostri clienti per ottenere in maniera truffaldina risultati di posizionamento sui motori di ricerca.

Noi seguiamo scrupolosamente le linee guida promosse dai motori di ricerca stessi, con particolare attenzione a quelle di mamma Google, al fine di consegnare nelle tue mani un sito che non ti faccia avere brutte sorprese e ti porti solo risultati duraturi nel tempo.

Hai dei dubbi sul tuo sito internet? Compila il modulo e scarica subito il manuale!

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